Questa informativa sull'utilizzo dei cookie sul sito www.vovinamilano.it è resa all'utente in attuazione del provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali dell'8 maggio 2014 "Individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie" e nel rispetto dell'art. 13 del Codice privacy (D.Lgs. n. 196/2003).

Grata SI, Grata NO

Con grata o senza grata?

Grande dilemma.

Si devono fare tante premesse prima di poter affrontare correttamente questo argomento, perché non è facile a causa dei tempi che non sono  cambiati e le persone, abitudini ed obbiettivi nelle persone cambiano.

Personalmente non so neppure cosa voglia dire combattere con la grata. Ho iniziato a fare gare di combattimento sin dal primo anno di pratica all’età di 15/16 anni, si combatteva con il caschetto aperto e  i guantini con le dita libere,  le arti marziali a quel tempo non contemplavano ancora l’utilizzo dei guantoni.

Non c’era scelta, quello era il combattimento, altrimenti facevi altro.

In quel periodo forse nascevano i primi caschi con grate di plastica, ma non le ho mai usate, il regolamento non lo prevedeva.

Man mano andando avanti nella pratica, i regolamenti si sono fatti più attenti sull’incolumità degli atleti. Forse si voleva avere più gente a combattere, o forse ci si era già resi conto che i combattenti scarseggiavano, e quindi per far combattere tutti, si incomincia a pensare di proteggerli di più se si vuole mantenere un regolamento dove il contatto può essere un po’ più pensate.

In ogni caso, nella mia pratica di combattimento da gara, che è stata di circa 10 anni, mai ho messo un casco con la grata, e in alcuni casi, ho anche combattuto senza il casco perché il regolamento non lo prevedeva.

Ammetto di non essermi mai fatto grossi problemi. Era così, lo accettavo e via, e così tutti quelli con me in gara, e non eravamo pochi.

Uno può pensare , “beh, ma tu eri un combattente nato”, no, non direi proprio, amavo solo fare esperienza e provare, ma non ero un combattente proprio per nulla. Andavo sul tatami impaurito dal combattimento, con la paura di non riuscire a piazzare un colpo, che è molto peggio della paura di prenderle, ma comunque ci salivo e provavo. Nel 1995 sono anche salito sul Ring in una disciplina non mia, perdendo e subendo molto, ma porto con me quell’esperienza estremamente positiva.

Non ho mai vinto gare di combattimento e a memoria credo di non essermi nemmeno mai posizionato decentemente, per me erano solo esperienza di vita. Sono solo rammaricato di non aver provato a combattere in Vietnam, ma non si può fare tutto nella vita, ed in ogni caso ho partecipato a tre competizioni internazionali, una in svizzera nel 1995, a Parigi nel 1997 e a Lione nel 1998, e questo mi può anche bastare.

Bene, perché tutto questo racconto? Perché questa mia crescita è stata fatta combattendo senza protezioni estreme (non si usava neppure alcun tipo di corpetto), e questo mi ha insegnato moltissimo, e oggi, quando vedo e alleno i ragazzi a combattere per le nostre gare di Vovinam, vedo la grande differenza che c’è nel fare la stessa disciplina con il casco con grata e senza grata, e allora rifletto e penso, ma questa grata alla fine a cosa ha portato?

La grata, credo, sia stata inserita ormai una ventina di anni fa con la speranza di far approdare al combattimento più gente possibile. Questo valeva, e ancora oggi per i regolamenti nazionali è così, per i combattimenti di cinture blu, perchè poi dalla cintura gialla la grata andava e va tolta, ma il problema quale era, e continua ad esserlo, che poi a cintura gialla, tutti quelli che combattevano da cintura blu, sparivano, ne rimanevano pochi, con scuse varie, ma forse era proprio la paura di combattere senza grata dopo anni abituati ad usarla, e sopratutto tra cinture gialle, quindi forse anche in maniera più consistente.

Ad oggi questo regolamento ancora vale, tranne che a livello europeo e mondiale, dove la grata è presente solo per gli atleti junior.

Dopo tutti questi anni di esperienza mi trovo a pensare che la grata vada tolta definitivamente, almeno dagli adulti.

Che siano loro Blu o Gialle non cambia, il combattimento deve essere a faccia libera, altrimenti non è combattimento.

Ovviamente la motivazione c’è, e non è perché vorrei vedere gli atleti massacrarsi la faccia, anzi, è proprio perché vorrei vedere gli atleti imparare a proteggersela questa faccia, cosa che il casco chiuso non insegna per nulla.

Inoltre essere a viso scoperto, appurato ormai che di veri combattenti nelle arti marziali ce ne sono pochi, forse impari anche a controllarti di più. Quando comprendi che i colpi arrivano davvero, forse regoli maggiormente anche i tuoi, così può diventare un combattimento più tecnico, con colpi ben messi, e non colpire venendo colpiti, tanto c’è la grata.

La grata porta ad avere il bersaglio del nostro viso più avanzato, quindi di svantaggio per noi che la indossiamo. I colpi comunque si sentono comunque, solo non possiamo lesionare il naso e altre parti del viso, ma il colpo che arriva è comunque forte, e proprio per il fatto che non ci si fa male in modo apparente, porta comunque l’atleta ad incassare quel pungo o calcio che sia senza regolarsi ed e fari si di imparare meglio a proteggersi.

Essere senza protezione porta ad essere attenti. La guardia resta alta, non mi butto dentro l’avversario se ho il viso scoperto, avrò una gestione dello spazio differente, perché comunque ho un 3 o 4 cm in più prima di essere colpito e poi vedo molto meglio il combattimento.

Insomma, io sono assolutamente favorevole a far rischiare qualche colpo in più sul viso per imparare a non prenderli e a rendere anche il combattimento più bello da vedersi, perché una maggior gestione della forza rende tutto l’incontro più piacevole per il pubblico ma anche per chi lo affronta.

Personalmente i miei allenamenti sono sempre senza grata. I miei ragazzi mettono la grata solo per prepararsi ad averla in gara, ma la preparazione vera e propria del combattimento in palestra la fanno senza perchè credo sia più utile così e mi sembra di ottenere risultati migliori in questo modo.

Questo non aiuterà ne a formare veri combattenti o campioni di chissà che caratura, però credo porti intanto a formare atleti che abbiano una concezione del combattimento come parte integrante del Vovinam e siano a conoscenza di ciò che il combattimento può fare e provocare.

Il combattimento non è per tutti, è innegabile, ma se pratichi un’arte marziale almeno devi conoscerlo, e non per sentito dire, ma per averlo vissuto sulla pelle, quindi aver subito anche qualche colpo in più, solo che se lo provi in una situazione che è sempre più lontana dalla realtà dello stesso, allora è uguale a non averlo mai fatto.

Vittorio Cera